Torino, stadio Olimpico, sabato 17 aprile 2010, ore, 20,45. Trentaseiesima giornata, quindicesima di ritorno, del campionato nazionale di serie B

Cesena e Torino a centrocampo
TORINO (4-4-2): Sereni; Rivalta, Loria, Ogbonna, D’Ambrosio; Leon (27′ st Rubin), Barusso, Genevier (39′ st Coppola)Gasbarroni; R.Bianchi, I.Pià (35′ st Salgado) A disp.: Morello, Zoboli, Scaglia, Arma. All. Colantuono
CESENA (4-3-1-2): Tardioli; Ceccarelli, Volta, Biasi, Lauro; Schelotto, De Feudis, Parolo (12′ st Djuric); G.Colucci (41′ st Franceschini); Greco (26′ st Malonga), Giaccherini. A disp.: Teodorani, Petras, Piangerelli, Segarelli. All. Bisoli
ARBITRO: Valeri di Roma
RETI: 2′ st Ogbonna, 31′ st Ceccarelli
AMMONITI: Barusso, D’Ambrosio, R.Bianchi, I.Pià, Rivalta, Loria, Sereni, Genevier, G.Colucci, Parolo, Lauro
NOTE: Spettatori 16.658 (paganti 7.224, abbonati 9.434). Incasso 94.517 €. Angoli 6-6. Recupero: 2′ pt, 4′ st.
TORINO. Una prestazione degna della posizione che il Cesena occupa. Una risultato importante, che tiene il Torino a debita distanza. Un passo fondamentale verso il secono posto. Un gol, quello di Ceccarelli, che corona una prestazione fantastica e arriva come premio dopo mesi difficilissimi per l’esterno di Gambettola. Un tifo, quello bianconero, straripante. Mille romagnoli presenti all’Olimpico. E’ tutto fantastico, tutto meritato.
Emozioni, sogni, speranze. Tutte racchiuse nel profumo dell’erba bagnata da una pioggia primaverile, che i più realisti e radical-chic chiamerebbero quasi nubifragio, ma che noi romanticoni bianconeri vediamo con occhi diversi. Sul prato dell’Olimpico di Torino, sabato sera, mancavano solo margherite.
Luca Mancini, il direttore generale per intenderci, si presenta in campo, a fine partita con un paio di pantaloncini da calcio usati. Sventola il suo trofeo mostrando il numero 77, che non sono le gambe delle donne, bensì il dorsale di Luca Ceccarelli.
Pochi istanti dopo lo segue il presidente Igor Campedelli. Anche lui in un campo ormai deserto, in uno stadio vuoto con il solo settore romagnolo ancora pieno e rumorosissimo. Due steward inseguono la coppia, scambiandoli per normali tifosi o giornalisti, Mancini-Campedelli in mezzo al campo per dirgli che non si può entrare. Scusateci, ma siamo presidente e direttore generale e questi sono i nostri tifosi.
Fuori, a pochi passi dall’Olimpico, c’è il concerto di Vasco. Ma la musica è tutta sul rettangolo verde. Siamo noi che andiamo al massimo.
Ecco, l’unico che non esulta, ma che vorrebbe spaccare il mondo, è proprio Bisoli. Ha compiuto una mezza impresa sul campo del Toro, sfoderando una prestazione da applausi, e non se la gode. E’ ancora imbufalito con il presuntuoso Mondonico, che due partite prima gli aveva dato del catenacciaro.
E’ bene però lasciare Mondonico a Bergamo (ognuno alla fine ha quello che si merita, Mondonico nella città dei muratori e Bisoli nella città del Sangiovese e della piadina) e concentrarsi sul futuro. I tifosi là cantano ancora. Sono emozioni, sogni, speranze.

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