Due riflessioni sulla retrocessione del Rimini…
E’ di poche ore la retrocessione del Rimini in Lega Pro. Ad un anno di distanza la situazione è capovolta: l’ex squadrone Cocif precipitato in terza serie e il Cesena di nuovo tra i cadetti. I biancorossi hanno vissuto una stagione per certi versi simile a quella del Cesena nel 1999/2000, anno di Nicoletti. Stagione condotta praticamente sempre fuori dai play-out, addirittura con qualche fugace ambizione di play-off, e poi, dopo aver sprecato il match point alla penultima giornata contro il Pisa (gol subito al 93′), arriva all’ultima giornata la condanna agli spareggi salvezza. Contro un’Ancona che sembrava spacciata, che perdeva 3-1 nell’ultimo turno di campionato e capace di vincere invece 4-3 (tanti i sospetti, proprio come quelli che circondarono la rimonta del Ravenna da 3-1 a 4-3 contro il Rimini di un anno fa) e di agguantare i preziosissimi play-out. Dopo aver sprecato tanto nell’incontro al Conero, pareggiato 1-1, i riminesi sono sprofondati a poco meno di un quarto d’ora dalla fine dalla fine del match di ritorno sotto i colpi della vipera Mastronunzio. Sembrava una storia già scritta: ha vinto chi aveva più fame. E dal prossimo anno il Cesena tornerà ad essere l’unica romagnola in serie B, come non accadeva ormai dal 2004/2005.
Questo i fatti. Però ci vorremmo spingere oltre, perchè in quanto tifosi bianconeri, la retrocessione del Rimini non ci lascia certo indifferenti. Non ci vedrete in questa sede esultare per le disgrazie di una cugina romagnola. Prima di tutto perchè, come hanno imparato i biancorossi, tutto gira e quello che è successo a noi un anno fa è poi accaduto oggi a loro. Secondo perchè, al di là della rivalità campanilistica che ci porta a sorridere ad ogni loro sconfitta, siamo ben consci del valore di un derby e il prossimo anno queste partite speciali, contro Bologna, Rimini e Ravenna, ci mancheranno. Discorso analogo lo potremmo fare per il Ravenna, eliminato ai play-off di Prima Divisione dal Padova, squadra che sportivamente parlando non preferiamo ai giallorossi.Non siamo certo dispiaciuti di quello che è accaduto – ci mancherebbe – ma preferiamo esultare solo per le vittorie del Cesena, non per le sconfitte altrui.
Durante quest’anno passato in Prima Divisione, più volte abbiamo fatto i complimenti a tifoserie numericamente esigue ma tenaci e lodevoli per la presenza in contesti comunque difficili. Pensiamo a tutte quelle dell’hinterland milanese che, nonostante il richiamo di San Siro, dimostrano attaccamento per la squadra della loro città. Ci chiediamo se lo stesso ragionamento non debba valere per Rimini. In una partita di vitale importanza come lo spareggio con l’Ancona, la città biancorossa non è nemmeno riuscita a riempire il modesto stadio "Romeo Neri" che da tempo avrebbero voluto fare nuovo. Non vogliamo certo parlare di chi era presente, perchè la responsabilità delle tante, troppe assenze, non va imputata a loro. Puntiamo piuttosto il dito su una città che non ha dimostrato, in questi quattro anni, di meritare la serie B. Che al pari di Ravenna ha snobbato la propria squadra di calcio, i propri colori. A Rimini allo stadio ci si va non per vedere Ricchiuti e compagni, ma solo in base all’avversario. Ecco spiegato il tutto esaurito quando c’è la Juventus o il derby con l’odiato Cesena.
Sia chiaro, dal punto di vista del risultato sportivo, l’ambiente conta fino ad un certo punto. Lo dimostra il Chievo in serie A, l’Albinoleffe, Cittadella e tante altre piccola squadre in B. Se ci sono i soldi e dirigenti competenti, una squadra vince anche giocando sempre e solo a porto chiuse. Però quello che ha fatto male stasera è stato vedere un Romeo Neri non pieno. Quanto basta per farci scrivere queste righe, da cesenati e appassionati di calcio, per biasimare chi non dà tutto per la propria squadra. E, all’estremo posto, per sottolineare quanto sia invece viscerale l’amore qua a Cesena tra piazza e squadra.
Una tifoseria, o meglio una piazza – per concludere – non la si giudica certo per i risultati sportivi ottenuti sul campo. Noi non ci siamo certo sentiti inferiori solo perchè abbiamo giocato un anno in Lega Pro, e il fatto che quella stessa categoria il prossimo anno accolga Rimini e Ravenna non rappresenta certo demerito per gli abbonati di queste due squadre. Però l’amore di una città, quello sì, è possibile giudicarlo dalla presenza, piò o meno costante, al fianco di società e giocatori. Ed in questo Cesena ha dimostrato di essere davvero di un’altra categoria rispetto a Ravenna e Rimini. Il verdetto del campo, per ragioni differenti e non correlate, ha semplicemente rispecchiato questa differenza.