La repressione che non si ferma (nemmeno davanti alla morte)

Non servirebbero altre parole…

CESENA. Il ricordo, il dolore e la rabbia. In Curva Mare, sopra gli stendardi che compongono la scritta “Wsb” in sostituzione del vecchio striscione, c’è un lenzuolo bianco, con la scritta “Ciao Cali”. La stessa che la scorsa settimana ha accompagnato Mattia Calisesi, 17enne di Savignano deceduto una decina di giorni fa in un tragico incidente, durante il suo ultimo viaggio. La stessa che una settimana prima, al Benelli di Ravenna, non era stata fatta entrare. A scatenare la rabbia dei bianconeri, secondo i racconti degli stessi tifosi presenti nel settore ospiti dell’impianto ravennate, sarebbe stata la motivazione del diniego da parte delle autorità presente in loco, ovvero la mancanza della canonica settimana di preavviso nel presentare la domanda per l’esposizione dello striscione. Parole che devono aver fatto particolarmente male agli amici di Mattia, deceduto solo tre giorni prima del derby ravennate. Ieri, oltre al lenzuolo esposto in curva Mare, i tifosi bianconeri hanno esternato tutta la propria rabbia per la vicenda con un eloquente striscione esposto fuori dalle cancellate del Manuzzi, proprio sulla rotonda Olimpia: “La vostra repressione non si ferma neanche davanti alla morte, vergogna”. Toni civilissimi ma contenuto, e riferimenti, estremamente chiari.

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