Cesena, stadio Dino Manuzzi, sabato 1 maggio 2008, ore 16. Diciottesima giornata di ritorno, trentanovesima di campionato.
CESENA, (4-3-1-2): Artur sv; Biserni 6.5 (40′ st Turati sv), Cardone 6, Ola 6, Lauro 6 (36′ pt Cusaro 6.5); Botta 6, De Feudis 6; Villar Rodriguez 7.5 (38′ st Vascak sv); Moscardelli 6, Paponi 6.
A disp.: Rossini, Cortellini, Turati, Djuric, Vascak. All. Castori.
AVELLINO (4-4-2): Pantanelli 7.5; Carbone 5.5, Corallo 5, De Angelis 6, Sirignano 6; Sestu 5.5 (35′ st Kenesei sv), Anastasi 5, Di Cecco 6, Conticchio 4.5 (8′ st Nardini 6); Cipriani 5 (8′ st Salgado 5), Pellicori 5.
A disp.: Gragnaniello, Mengoni, Maietta, Paonessa. All.: Calori.
ARBITRO: Giannoccaro di Lecce 4.
RETE: 47′ pt Cusaro
AMMONITI: Lauro, Sirignano, De Angelis, Conticchio, De Feudis, Salgado, Pellicori, Villar Rodriguez, Anastasi.
NOTE: Pomeriggio soleggiato, terreno in buone condizioni. Spettatori presenti 7807 (compresi 4783 abbonati), per un incasso complessivo di 42345,09 euro. Calci d’angolo 6-2 per il Cesena. Recupero: 3′ pt, 6′ st.
CESENA. Il Cesena torna a vincere, e già questa è una notizia. I contemporanei successi del Ravenna a Modena, e soprattutto quello fin troppo facile del Treviso a Bari, tolgono valore all’impresa bianconera. I play-out rimangono quattro punti avanti, e solo un cammino netto, ovvero tre vittorie nelle restanti tre partite, potrebbe consentire ai ragazzi di Castori di sperare ancora negli spareggi salvezza. La situazione resta dunque ancora stramaledettamente complicata, per non dire impossibile. E come ogni altro fine settimana, i tifosi cesenati si ritrovano al bar indicando il prossimo incontro come quello decisivo, da non sbagliare, da vincere ad ogni costo. Ormai a Cesena un po’ tutti hanno fatto l’abitudine a questo continuo procrastinare, e nel frattempo la classifica rimane fortemente deficitaria.
Inversione o casualità. C’è qualcosa di strano però nella vittoria del Cesena contro l’Avellino; vittoria limpida e solare, al riparo da ogni sospetto sempre presente in questo finale di campionato, perchè giunta contro una diretta rivale per la salvezza. Che avrebbe avuto tutto l’interesse a vincere per puntare addirittura alla permanenza in B senza le forche caudine degli spareggi, alla quale ora sembra condannata, nella migliore (per loro) delle ipotesi. E la stranezza sta nel fatto che il successo è stato limpido e meritato, che la formazione che aveva paura non era quella di casa, che i bianconeri hanno corso più degli avversari fino all’ultimo minuto di recupero. E hanno giocato bene, come da tempo non si vedeva. Se si sia trattato di una inversione di tendenza o di una casualità, di un successo nato sulle fobie dell’Avellino, è presto per dirlo. Si dovrà necessariamente attendere la delicatissima trasferta di Treviso. Contemporaneamente potrebbe però anche essere tardi per dirlo, perchè un’inversione di tendenza alla quartultima giornata di campionato può solo far aumentare i rimpianti.
Rammarico. Rimpianto è proprio la parola chiave in casa bianconera. Contro l’Avellino il Cesena ha capito di essere scarso, ma non più delle dirette concorrenti. Ha toccato con mano cosa significa poter lottare, poter affondare e far male, come sia bello non doversi sempre piegare alla volontà altrui. L’avrebbe potuto fare ben prima della giornata numero trentanove.
Attacco sterile. L’ultimo dato sul quale vale la pena riflettere è la sterilità dell’attacco. Come avvenuto già contro la Triestina, sono stati necessari dieci tiri in porta per segnare un solo gol. Contro il Frosinone dieci conclusioni nello specchio avevano originato due reti, contro il cinque su nove ciociaro. Numeri che indicano un chiaro malessere in avanti. Moscardelli ha il diavolo in corpo ma è maledetto anche in fase di finalizzazione, dove bene che vada colpisce il palo o la traversa. Paponi non saprebbe fare gol nemmeno in un campetto parrocchiale. Per meritarsi la B ci vuole ancora qualcosa (e nemmeno poco) in più.
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