Cesena-Rimini 1-2

Cesena, stadio comunale Dino Manuzzi, sabato 12 aprile 2008, ore 16. Trentacinquesima giornata di campionato, quattordicesima di ritorno.

Cesena e Cooperativa Bagnini Rimini a centrocampo

CESENA (4-3-1-2): Artur 4; Biserni 5, Ola 4, Biasi 4, Lauro 5; Campedelli 6 (30′ st Doudou 3), De Feudis 5, Botta 5; Croce 7 (28′ st Esposito 4); Moscardelli 4.5, Paponi 5 (40′ st Regini sv).
A disp.: Rossini, Ferretti, Villar Rodriguez. All.: Castori.
RIMINI (4-2-3-1): Consigli 6; Vitiello 6, Peccarisi 6.5, Porchia 6, Regonesi 6; Cardinale 5 (1′ st Paraschiv 6), Lunardini 6.5 (20′ st Basha 6); Pagano 6.5, Greco 7, Ricchiuti 7; Vantaggiato 6 (27′ st Docente sv).
A disp.: Pugliesi, Catacchini, Bravo, Rinaldi. All.: Acori.
ARBITRO: Bergonzi di Genova 5.
RETI: 29′ pt Biasi, 40′ st Greco, 41′ st Richiuti
AMMONITI: Ola, Croce, Biasi, Doudou, Cardinale.
NOTE: Pomeriggio con sole e pioggia, terreno in perfette condizioni. Spettatori presenti 9463 (compresi 4783 abbonati), per un incasso complesso complessivo di 71432 euro. Calci d’angolo 3-2 per il Cesena. Recupero: 2′ pt, 3′ st.

CESENA. Certe partite si perdono o si vincono con il cuore prima che con le gambe. Cesena-Rimini è proprio una di queste. Dominare per 86′ non è sufficiente se non si possiedono le qualità, prima caratteriali che tecniche e fisiche, per meritarsi una salvezza. E il derby di Romagna palesa che il Cesena non è all’altezza della serie B. Manca di cuore e di personalità per compiere il miracolo chiamato salvezza.

Lo aveva detto Ferreira Pinto in settimana, l’ultimo ad aver deciso un derby in favore del Cesena, va ribadito più che mai dopo questa debacle: si pagano i risultati di una pessima gestione societaria. Non si tratta di un’opinione, ma di un dato di fatto: 26 punti dopo 35 partite sono qualcosa di incontrovertibile. Inopinabile, incontestabile.

Dall’altra parte della barricata c’era un Rimini che sembrava non avesse più nulla da chiedere al campionato. Sembrava. Perchè poi quando la curva Ferrovia, quella riservata ai tifosi ospiti, ha iniziato ad urlare “venduti” ai propri giocatori, un moto d’orgoglio ha scosso Ricchiuti e compagni. Che nel giro di soli due minuti hanno ribaltato un incontro che sembrava ormai segnato a favore dei bianconeri. Proprio con quell’orgoglio che dall’inizio del campionato manca a chi indossa la maglia del Cesena.

Tutto il resto è contorno. E’ lecito discutere degli ennesimi errori arbitrali che hanno penalizzato il Cesena, di Cardinale che andava espulso dopo l’ennesima entrata killer su Lauro o del rigore non dato a Paponi, vistosamente strattonato in area di rigore. Ma attaccarsi a questi episodi non avrebbe alcun senso. Si può discutere dei cambi di Castori, della punta non inserita al posto di Paponi e dell’ingresso del disastroso Doudou, si potranno analizzare le sostituzioni di Acori che hanno rinvigorito un Rimini a tratti soporifero, ma non servirà per illustrare la chiave dell’incontro.

Il Rimini ha vinto perchè è più squadra del Cesena, il Cesena ha perso perchè è scarsa. Tutto qui. Non c’entra Castori né Ricchiuti. E’ semplicemente andata come era lecito prevedere alla vigilia, ovvero che se fosse stata partita vera, gli ospiti avrebbero avuto vita facile. E’ stata partita vera per due minuti, e si è visto.