La Spezia, stadio comunale Aberto Picco, sabato 19 aprile 2008, ore 16. Trentaseiesima giornata di campionato, quindicesima di ritorno.

Spezia e Cesena a centrocampo. Col cazzo che poi a fine gara l’hanno fatto il terzo tempo, questa volta.
SPEZIA (4-3-1-2): Santoni 6; Bianchi 6, Zaninelli sv (15′ pt Tedeschi 6), Ceccarelli 6, Gorzegno 6; Herzan 5.5 (27′ st Fernandez 6), Romondini 6.5, Camorani 6; Di Vicino 6.5 (31′ st Zizzari 5); Guidetti 7, Eliakwu 7. A disp.: Pellegrino, Buda, Iovine, Millesi. All.: Soda.
CESENA (4-3-1-2): Artur 6; Biserni 6, Ola 4 (30′ pt Tonucci 5.5), Cardone 5, Lauro 6; Jidayi 5.5 (13′ st Turati 5.5), De Feudis 6 (43′ st Djuric sv), Botta 6; Salvetti 4.5; Moscardelli 4.5, Paponi 5.5. A disp.: Rossini, Cortellini, Esposito, Vascak. all.: Castori.
ARBITRO: Romeo di Verona 4.
RETE: 39′ st Guidetti.
AMMONITI: Gorzegno, Hernan, Tedeschi, Ola, Djuric.
ESPULSI: 34′ pt Ola dalla panchina, 38′ st Lauro, 41′ st Guidetti, 44′ st Cardone.
NOTE: Pomeriggio soleggiato, terreno in perfette condizioni. Spettatori paganti 6215 (compresi 5315 abbonati) per un incasso complessivo di 64.303 euro. Calci d’angolo 6-1 per lo Spezia. Recupero: 5′ pt, 6′ st.
LA SPEZIA. Perdere ci può stare, non è stata né la prima né l’ultima volta in questo campionato. Ma perdere in questa maniera proprio non va giù al Cesena, che ritorna da La Spezia con tanta rabbia ma con più convinzione in corpo che la salvezza è ugualmente possibile.
La chiave di un incontro nel quale, va sottolineato, i romagnoli hanno tirato pochissimo in porta, è tutta al minuto 38 del secondo tempo: Moscardelli prende una botta in faccia e cade a terra, la palla termina nei piedi di Salvetti che fa proseguire il gioco. Trascorrono circa 30 secondi nei quali il Cesena si fa pericoloso in avanti, ma Moscardelli rimane sempre a terra: il direttore di gara, Romeo di Verona, ferma il gioco d’imperio per consentire l’ingresso in gioco dei sanitari del Cesena.
Si riprende con una palla a due, come da regolamento: ai fianchi del direttore di gioco si presentano Camorani per parte spezzina e Biserni per gli ospiti. “Allontanati pure che tanto te la restituisco”, dice Camorani a Biserni, proprio davanti all’arbitro che sente tutto e poco più avanti si ricorderà di queste parole. Romeo fa rimbalzare la palla e Camorani, da piccolo uomo qual è, anziché mantenere fede alla parola data, un po’ come in un Atalanta-Milan di Coppa Italia di una vita (24 gennaio 1990), solo con Rijkaard al posto di Camorani, lancia in profondità Eliakwu. Lauro interviene come una saetta e toglie in maniera limpida quanto regolare la sfera dai piedi del piccolo spezzino: Romeo pensa ad un tentativo di far male da parte del cesenate come reazione per la mancata restituzione della palla ed espelle Lauro. Il Cesena si sente doppiamente beffato e sugli sviluppi del calcio di punizione Guidetti trafigge Artur, decretando la fine delle trasmissioni. Gli animi si surriscaldano, si fa cacciare prima lo stesso Guidetti per doppia ammonizione poi Cardone per proteste (pagando le polemiche del dopo-Udine, il vaffa di Totti per intenderci), ma non cambia nulla.
Il Cesena si ritrova ultimo in classifica, anche a fronte di risultati quantomento sorprendenti dagli altri campi, ma i play-out sono sempre a quattro lunghezze. E proprio questa è la buona notizia della settimana, cioè che la spina non è ancora stata staccata, il Cesena non è ancora morto. E se non è morto dopo una serie micidiale di risultati negativi del genere, allora forse c’è davvero la possibilità di restare in vita. Il calendario, così malamente sfruttato dai bianconeri nelle scorse settimane, potrebbe essere ancora una volta amico. Triestina in casa e Frosinone in trasferta, ovvero due squadre già tranquille a metà classifiche, saranno le prossime avversarie del Cesena. Che sarà chiamato a colmare almeno due gravi lacune se vorrà cercare di procurarsi qualche altra settimana di vita. Obiettivo numero uno: fare qualche gol, provare a tirare in porta. Le rivali dirette lo insegnano: senza gonfiare la rete, non si va da nessuna parte. Obiettivo numero due: migliorare la condizione fisica. Al Picco un ragazzo, ventenne, come Jidayi, con alle spalle appena poche presenza in prima squadra, in una giornata decisamente non estiva, ha accusato i crampi al 40′ del primo tempo. E’ il segno evidente che sul piano atletico il Cesena ha gravi problemi. Che vanno risolti, ed in fretta.
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– Il ricordo: Atalanta-Milan di Coppa Italia, 24 gennaio 1990 – tratto dal Corriere dello Sport (firma Fulvio Zara)

24 gennaio 1990
Il fair play che non c’è. Stadio Brumana di Bergamo, è mercoledì. Si gioca Atalanta-Milan, Coppa Italia, a gironi: ci si gioca l’accesso alle semifinali. Succede una cosa, e non è una bella cosa. Manca un minuto alla fine, l’Atalanta è in vantaggio per 1-0, gol di Bresciani nel finale del primo tempo. Se resta così, passa l’Atalanta. Il Milan di Arrigo Sacchi è virtualmente eliminato. Però succede qualcosa, succede che l’attaccante del Milan Borgonovo finisce a terra in area atalantina, l’azione continua, però Borgonovo è a terra dolorante che si lamenta, l’arbitro non se ne accorge e allora lo svedese Glenn Stromberg calcia il pallone in fallo laterale. Un bel gesto. Un gesto di fair play, proprio nel momento in cui Borgonovo si rialza da terra. Rimessa laterale per il Milan. Che si fa in questi casi? Si restituisce il pallone, di solito. Stavolta no. Rijkaard batte la rimessa, lanciando sulla fascia Massaro. Cross immediato, contatto in area tra Borgonovo e Barcella. L’arbitro Pezzella indica il dischetto del rigore. Quelli dell’Atalanta sono furiosi. Quelli del Milan fanno finta di niente. Sul dischetto ci va Franco Baresi. Ha davanti due scelte. Tira, segna. Finisce 1-1. Il Milan si qualifica, l’Atalanta ci resta di sasso, diciamo così.br
Furio Zara