Archivio di febbraio 2008

Cesena e Bologna, storie da derby

29 febbraio 2008

Ci sono partite che non sono come le altre. Ci sono partite che inizi a sentirle una settimana prima. Ci sono partite nelle quali ti giochi la promozione, la salvezza, il primo posto, i play-out, insomma incontri da brivido. Niente di paragonabile con la normale routine di campionato.

E poi c’è Bologna-Cesena.

Che non è “una partita”, ma “la partita”, con l’articolo determinativo davanti, perchè è quella che conta davvero. Sì lo so, ci sono i cugini riminelli che d’inverno non vanno al mare e rosicano perchè vorrebbero che il derby fosse quello con loro. Ma quella è un’altra storia, comunque importante per Cesena, ma che nulla ha a che fare con la partita.

La partita è la Romagna contro l’Emilia, è la provincia contro la grande città, è l’orgoglio della propria terra contro l’arroganza di vorrebbe sempre dominare. Lo sappiamo tutti, con questi sentimenti ci si cresce. Si andava ancora alle elementari e già si sapeva che Bologna era merda. Quei colori poi, il rosso ed il blu, che vicini non potevano stare nemmeno nella scatola dei pennarelli, sono sempre stati fumo negli occhi. Sin dai tempi del calcio eroico, quello quasi senza tv, senza anticipi né posticipi, l’odio per la squadra della città felsinea ha fatto parte della cultura giovanile di ogni cesenate.

Capita allora che una nebbiosa sera di fine febbraio, qualche giorno prima di un Bologna-Cesena, ci si incontri al Centro Sociale delle Vigne per due chiacchiere con il nostro grande presidente Gep. Lui il Bronx l’ha fondato, lui gli anni d’oro del tifo bianconero li ha vissuti tutti in prima persona, e pochi meglio di lui potrebbero rievocare i ricordi delle sfide più infuocate.

Si parte dalla seconda promozione del Cesena in serie A, giunta nel 1981.

In quel periodo, anche se non saprei spiegare il perchè, dopo anni di scontri i rapporti con i bolognesi erano migliorati, tanto che talvolta venivano in trasferta con noi, come a Foggia. Era una specie di gemellaggio che aveva fatto P. Nell’ultima partita battemmo l’Atalanta e conquistammo la promozione in A. Andammo tutti in campo a fare festa, ed al ritorno in curva scoprimmo che erano scomparsi quattro o cinque striscioni. Ricordo “Uniti per Vincere” e “Black & White”, ma anche un altro paio. Nessuno di noi li aveva presi. Li rivedemmo l’anno successivo in alcune curve, e capimmo che erano stati i bolognesi che poi li avevano dati ad altre tifoserie. Arrivò anche l’ora della trasferta a Bologna, e decidemmo dunque di andare a riprenderci i nostri striscioni. Arrivammo alla stazione emiliana e ci incamminammo a piedi verso il Dall’Ara. Una volta sotto lo stadio incontrammo alcuni capi degli ultras bolognesi: P. scrollando vigorosamente M., uno dei leader dei Mods, gli chiede ripetutamente dove fossero gli striscioni rubati. “Non so niente, non so niente”, rispose M., quindi entrammo in curva San Luca per la partita. Al fischio finale di nuovo P. ci disse: “Ritorniamo sotto la loro curva, e questa volta gli striscioni ce li riprenderemo”. Saremo stati circa un migliaio, ma sotto l’Andrea Costa non c’era anima viva, i bolognesi erano tutti andati via. Ripartimmo in corteo verso la stazione, quando uno dal fondo ebbe la cattiva idea di accendere una torcia fumogena. Fu il pretesto per scatenare l’inferno: dalle strade laterali e da dietro spuntarono tantissime camionette della polizia ed iniziarono violente cariche. Il migliaio di cesenati si disperse per le vie di Bologna, picchiato dalla polizia e, chi si disperdeva verso il centro della città, vittima anche degli agguati dei bolognesi. Ricordo ancora un ragazzo che tentò di nascondersi sotto una macchina. La polizia lo tirò fuori da sotto per i capelli, quindi lo porto in caserma riempiendolo di botte. Venne rilasciato solo dopo aver firmato una dichiarazione in cui affermava di essere caduto dalle scale. Inizialmente non voleva saperne di firmare, ma seppero trovare le motivazioni giuste per fargli cambiare idea. Tornammo quindi a Cesena senza striscioni e quella sorta di gemellaggio finì in quel modo.

Eppure già prima di quegli anni i rapporti con i rossoblu erano stati parecchio tesi.

E’ vero. Un’altra partita passata alla storia fu una di Coppa Italia, se non ricordo male, disputata tra il 1975 ed il 1978. A fine partita i bolognesi presenti al Manuzzi spaccarono praticamente ogni cosa trovata nel loro cammino verso la stazione, e si presentarono anche sotto la gradinata per una serie di violenti scontri.

Ovviamente dopo la storia degli striscioni l’odio riprese a scorrere ancor più, se possibile, profondo.

Certo, e ricordo una partita disputata in cui successe una cosa davvero particolare. Prima del fischio d’inizio i bolognesi entrarono in campo con le loro bandiere, e dalla curva mare partì una lancio di oggetti che colpì qualche rossoblu. A fine gara, desiderosi di vendicarsi, i rossoblu sfondarono il portone della Mare e ce li ritrovammo in curva. C’erà un giovane bolognese che chiamavano tutti A., dal nome di un cartone animato, con un ferro con due catene alle cui estremità erano state saldate due biglie del flipper, quelle di acciaio. Sfortunatamente con quello strumento colpì il gigantesco Mi. in testa. Quando Mi. vide il sangue andò letteralmente via di testa: uscì dalla curva, sradicò una pianta dal piazzale nel vero senso della parola ed iniziò a caricare i bolognesi. Poi prese B., altro Mods, e iniziò insistentemente a chiedergli chi fosse stato a dargli quel colpo in testa. B. rispose che non lo sapeva, e Mi. Continuò a seguire i rossoblu fino alla stazione, e noi con lui. Salì addirittura sul treno speciale per Bologna, prima che partisse, per cercare in ogni scompartimento quello che l’aveva ferito: era incontenibile. Alla fine non lo trovò, perchè probabilmente era tornato a Bologna in macchina.

Ci sono stati momenti belli ed altri meno piacevoli, nella storia del derby.

Uno di quelli davvero bello fu la trasferta esodo degli 8mila in Curva San Luca. Perdemmo 2-1 anche se Rossi parò un rigore. Fu la volta in cui nacque il famoso coro contro Corioni, allora presidente del Bologna, perchè in settimana aveva rilasciato dichiarazioni a noi ostili. Sul fronte opposto ricordo un Cesena-Bologna in cui dalla Mare si alzò un “2 agosto festa nazionale” e con i bolognesi che in pochi minuti, preparando tutto in curva con le bombolette, risposero: “Ve la diamo noi a fine partita la festa nazionale”. E così fecero: passando dalla gradinata vennero fin dentro alla nostra curva, e volarono le botte. Si davano e naturalmente si prendevano anche. Quelli erano bei derby, in cui eri scortato dalla polizia, ma non controllato come adesso. Quando facevi il corteo per raggiungere lo stadio dove passavi chiudevano tutti i negozi, e ad ogni incrocio c’era un fuggi fuggi generale. Il nostro derby è storia con il Bologna, per questo è quello che sento di più come vero derby.

 

Simone Confalone

27 febbraio 2008

La triste storia di Simone Confalone da capitano del Cesena a giocatore qualunque del Bologna…

 

Verso Bologna-Cesena

26 febbraio 2008

Questa è la settimana che precede il Nostro Derby, quello con il Bologna. Questa è la settimana che ha visto tornare a casa il Mister. Questa è perciò una settimana carica di significato, di attesa. di emozioni forti, di ansie. Il Mister è tornato dichiarando di non avere paura di niente e di credere fortemente nella salvezza, altrimenti non avrebbe accettato il richiamo del presidente Campedelli. Il Mister  già in passato ci ha abituato a credere nei miracoli e nelle imprese impossibili e adesso di questo più che mai si tratta : un’ impresa memorabile, di quelle che se accadono si ricorderanno per sempre e per sempre ci piacerà raccontarle e raccontarcele.

Nella conferenza stampa di ieri pomeriggio il Mister ha anche affermato più volte che oltre all’assetto tattico bisogna ritrovare lo spirito. Appare, infatti, abbastanza chiaro a tutti la demoralizzazione che affligge da un po’ i giocatori del Cesena. E’ ovvio che non fare punti per un giocatore non porta certo buon umore, ma è altrettanto ovvio che un obiettivo importante per cui lottare c’è : LA SALVEZZA!!

Per questo noi chiediamo che da sabato prossimo i giocatori che indossano la maglia bianconera scendano in campo sempre con gli occhi della tigre. Sappiamo che siamo in grave difficoltà, che questo è un anno maledetto e che probabilmente ogni partita sarà una battaglia, ma noi questo pretendiamo, che siano sempre battaglie combattute con onore fino alla fine e poi il campo darà i suoi risultati, ma noi sapremo di aver lottato con tutte le nostre forze.

Il ritorno del Guerriero

25 febbraio 2008

Il ritorno del guerriero. Quello che sin da sabato sera era nell’aria, lunedì mattina, non certo improvvisamente, è diventato realtà. Fabrizio Castori è di nuovo l’allenatore del Cesena. Secondo caso in Romagna quest’anno, dopo l’intermezzo Varrella tra Pagliari I e Pagliari II a Ravenna, di esonero e richiamo eccellente. Giovanni Vavassori chiude così la sua modesta parentesi bianconera, che ricorderà probabilmente più per il lauto ingaggio strappato all’allora presidente uscente Giorgio Lugaresi che per i risultati sportivi.

Fabrizio Castori ed Igor Campedelli

Si ricomincia perciò da dove ci si era fermati quel maledetto 11 novembre, una domenica che qualsiasi non lo è stata, perchè segnò dopo cinque anni la fine di un rapporto meraviglioso tra il condottiero marchigiano e la sua Cesena. Meraviglioso ma in quel frangente logoro. Ora che sono passati due mesi e mezzo, sono cambiati parecchi giocatori, ma la situazione in classifica non è certo cambiata, né in meglio né in peggio, si riparte dal passato. Si ricomincia dall’unica speranza che la squadra bianconera ha per salvarsi, ovvero Fabrizio Castori. Qualcuno l’ha già definita una mossa azzardata, ma se c’è un momento nel quale è lecito prendere dei rischi, allora è proprio questo.

Il nuovo staff bianconero presentato in conferenza stampa. In piedi da sinistra: Mattia Vincenzi (preparatore atletico), Daniele Farnedi (preparatore atletico), Stefano Dadina (preparatore dei portieri), Riccardo Bocchini (vice allenatore). Seduti da sinistra: Lorenzo Minotti, Fabrizio Castori, Igor Campedelli.

Torna Castori per fare la guerra, per chiudere i conti dopo il brusco addio di novembre. Lo fa a modo suo, prendendo di petto la situazione, cambiando subito quello che può cambiare. Via preparatore dei portieri, Carlo Magnani, e preparatore atletico, Gianluca Coghi, con i quali il rapporto era più quello d’un tempo dopo il recente esonero. Naturalmente con Vavassori fa le valigie anche il suo vice Tirloni, e con Castori ritorna Riccardo Bocchini. Ad allenare i portieri ci penserà Stefano Dadina, indimenticabile numero 12 bianconero ai tempi della A, mentre la parte fisica vede il rientro di Daniele Farnedi. Una scelta forse discutibile, ma non è certo questo il momento di discutere: avanti con Castori, salvezza o morte.

Bentornato Fabrizio!

24 febbraio 2008

Domani mattina Fabrizio Castori tornerà ad essere l’allenatore del Cesena, e mesi e 14 giorni dopo la fatal Rimini.

Risolti anche gli ultimi dubbi legati all’oneroso contratto che Giorgio Lugaresi aveva generosamente stipulato con Giovanni Vavassori, per ufficializzare l’avvicendamento sulla panchina bianconera manca solo il contatto tra il presidente Igor Campedelli ed il tecnico lombardo, previsto per domani mattina.

Castori e Bocchini durante il loro "primo" allenamento dopo il ritorno a Cesena

Dopo tale colloquio Castori potrà dirigere a Villa Silvia il suo "nuovo" primo allenamento in vista del derby di sabato.

Tutto il Bronx Vigne saluta calorosamente il ritorno del condottiero bianconero sulla nostra panchina invitandolo a scendere in guerra senza far prigionieri già al Dall’Ara, e contemporaneamente ringrazia il presidente Igor Campedelli per questo importante ritorno.

Fabrizio Castori parla alla squadra

Cesena-Albinoleffe, le pagelle

24 febbraio 2008

Artur 4: non ha responsabilità specifiche sui tre gol, ma finisce per allinearsi nella saudade generale.

Biserni 4: stranamente in campo con la fascia da capitano dopo aver dichiarato che non l’avrebbe più indossata. Probabilmente intuisce il pericolo, che nel suo caso si chiama “Fabrizio Castori – il ritorno”.

Cardone 4: impresentabile. Goffo all’inverosimile nell’azione che porta al rigore dello 0-2, quello che chiude l’incontro: perde prima l’uomo poi lo atterra da vero ex giocatore.

Biasi 4: asfalta Ruopolo costringendolo ad uscire dal campo, ma è una entrata cattiva, non dettata dalla foga agonistica. Sullo 0-3 probabilmente guardava in curva.

Lauro 4: allucinante. Sulla sua corsia succede di tutto, e proprio da quel settore nasce il vantaggio bergamasco. All’intervallo si merita di restare negli spogliatoi. (1′ st Cortellini 4: il più incredibile, inutile ed irritante dei cambi di Vavassori. Finchè lo si vede in campo in una partita dell’Xbox va tutto bene, e magari può anche segnare. Vederlo in campo nella realtà è inaccettabile).

Campedelli 4: prova a tirare la carretta nei primi venti minuti, ma sbaglia sempre sul più bello. Poi naufraga come tutti e le sue corse diventano malinconiche.

De Feudis 4: se “il conte” non riesce nemmeno più a fare legna centrocampo, allora il malessere è davvero profondo. (13′ st Paolucci 4: il suo ingresso, sullo 0-3, non sposta praticamente nulla. Per il momento resta un oggetto misterioso, benché consigliato da Prandelli a Minotti, dell’ultimo mercato di riparazione).

Esposito 4: il meno peggio di giornata. Come già sottolineato nelle giornate precedenti, porta ancora dentro di sé lo spirito della C e lo mette in campo cercando sempre la battaglia.

Croce 4: le sue giocate non sarebbero nemmeno male, ma diventano completamente inutili se poi non c’è praticamente nessuno in grado di relazionarsi con lui. (20′ st Paponi 4: capire perché sia giunto a Cesena è davvero dura. In estate era l’oggetto del desiderio del Cesena, adesso è solo un ragazzino che non vede l’ora che il campionato finisca per tornare nella sua Serie A).

Djuric 4: bravissimo quando deve difendere palla e quando deve far salire la squadra, un po’ più in difficoltà quando è chiamato ad andare al tiro.

Moscardelli 4: la sua astinenza dal gol inizia a diventare preoccupante. Un attaccante che non segna è un toro scornato.

Cesena-Albinoleffe, le curve

24 febbraio 2008

E’ una partita surreale anche dal punto di vista del tifo. I tifosi dell’Albinoleffe presenti in Curva Ferrovia non sono più di 10, con striscione e bandiere. Si vede che provano a fare anche qualche coro, ma ovviamente le potenzialità sono limitate.

Tifosi dell’Albinoleffe al Manuzzi

La Curva Mare è piena come al solito. All’intervallo però la pazienza è esaurita. Scattono i cori di contestazione come "Andate a lavorare" o "La Primavera, vogliamo la Primavera". Un brivido corre lungo la schiena quando spontaneo ed irresistibile parte il richiamo al guerriero di San Severino Marche, "Fabrizio Castori" si urla a gran voce.

La Curva Mare contro l’Albinoleffe

A fine partita qualcuno, Cardone, Artur, Moscardelli, provano comunque a salutare la curva come a scusarsi, ma capiscono che non è il caso. Si dovranno scusare sul campo sabato prossimo a Bologna.

Fuori dallo stadio il clima è teso. Qualche cane sciolto urla qualcosa incautamente anche contro il presidente Igor Campedelli. E’ giudizio unanime che comunque così non si può andare avanti, occorre cambiare qualcosa.

E qualcosa cambierà.

Cesena-Albinoleffe 0-3

23 febbraio 2008

Cesena, stadio Dino Manuzzi, 23 novembre 2008, ore 16. Ventisettesima giornata di campionato, sesta di ritorno.

Cesena ed Albinoleffe a centrocampo

CESENA: Artur 4; Biserni 4, Cardone 4, Biasi 4, Lauro 4 (1′ st Cortellini 4); Campedelli 4, De Feudis 4 (13′ st Paolucci 4), Esposito 4, Croce 4 (20′ st Paponi 4); Djuric 4, Moscardelli 4.
A disp.: Rossini, Botta, Ola, Doudou. All.: Vavassori.
ALBINOLEFFE: Marchetti 6.5; Perico 6, Conteh 6.5, Gervasoni 6, Garlini 6; Gori 7, Del Prato 6, Carobbio 6, Cristiano 6.5 (31′ st Bonazzi sv); Ruopolo 6.5 (1′ st Ferrari 6.5), Cellini 7 (23′ st Antonelli 6).
A disp.: Coser, Madonna, Poloni, Serafini. All.: Gustinetti.
ARBITRO: Damato di Barletta 5.
RETI: 27′ pt e 32′ pt (rig.) Cellini, 10′ st Ferrari.
AMMONITI: Cardone, Marchetti, Ruopolo, Gervasoni.
NOTE: Pomeriggio fresco, terreno in buone condizioni. Spettatori paganti 6091 (compresi 4783 abbonati), per un incasso complessivo di 32647,09 euro. Angoli 9-2 per l’Albinoleffe. Recupero: 3′ pt, 2′ st.

 

CESENA. L’ultima recita di Vavassori è quella più umiliante. L’Albinoleffe passa quasi senza impegnarsi, denotando una differenza abissale con i bianconeri su tutti gli aspetti. Su quello tecnico, su quello tattico e su quello motivazionale: già, perché ancora una volta, dopo la debacle di Rimini, il Cesena si riscopre moralmente a terra. Senza più voglia di lottare, senza mordente, senza aggressività. Mancanze che non possono non far arrabbiare i tifosi, autori di una giusta contestazione a fine gara. “Vogliamo la Primavera”, coro levatosi nella ripresa dagli spalti del Manuzzi, è qualcosa di più di una semplice provocazione: è il richiamo a quei valori che i giovani, e forse solo loro, possono ancora avere.  

Il fallimento di Giovanni Vavassori è palese e di fronte agli occhi di tutti. Se a dicembre 2007 si era avuta l’impressione che il tecnico bergamasco potesse riuscire a risollevare una situazione disperata, ora la realtà è ben diversa. Il Cesena non sa più segnare, non sa più giocare, prende gol con estrema facilità ed una volta in svantaggio non è nemmeno in grado di abbozzare qualche tentativo di recupero. Le attenuanti del tecnico bergamasco non mancano certo, a partire dal fatto che era stato ingaggiato dalla precedente dirigenza che gli aveva offerto anche alcune garanzie di mercato. Ciò non toglie che la sua sostituzione non fosse più procrastinabile. La spinta emotiva si era esaurita da un pezzo, ed un tecnico senza stimoli, in una situazione del genere, non aveva più senso di esistere. 

Al termine dell’incontro una cinquantina di tifosi ha contestato anche Igor Campedelli, apparso per questo visibilmente colpito. Le cause del disastro cesenate non sono certo da ricercarsi nel nuovo presidente, al quale va invece imputato il merito di aver salvato “la baracca”. Senza il suo intervento la società bianconera, strangolata dai debiti, avrebbe fatto fatica a chiudere la stagione in corso, andando poi incontro ad un inevitabile fallimento questa estate, con lodo petrucci e conseguente ripartenza dalla C2.  Invece almeno oggi c’è la garanzia che l’Ac Cesena 1940 continuerà a vivere, gloriosa, ancora a lungo. 

Sabato prossimo c’è una gara che il Cesena non si può permettere di disputare da retrocesso, ovvero la trasferta di Bologna. Per non perdere ogni residuo di dignità serve una scossa, serve qualcuno che sappia ancora credere nell’impossibile, ovvero nella salvezza di questa squadra. Serve qualcuno il cui nome inizi per Fabrizio ed il cognome termini con Castori. Potrebbe essere la mossa della disperazione, ma difficilmente la potrebbe far qualcuno meglio di questo disperatissimo Cesena.

Artur Gusmao, il protagonista

17 febbraio 2008

Artur Gusmao è il protagonista, innegabile, del sabato vicentino vissuto dal Cesena. E’ al suo primo errore grave da quando è arrivato, quattro partite fa, in riva al Savio. Anche lui è rimasto vittima dell’incredibile maledizione che in questa stagione sembra affliggere i guardiani della porta romagnola: dopo una grande prestazione nella quale ha salvato il risultato, contro il Grosseto, parando anche un calcio di rigore, è arrivato l’erroraccio. Terribile quando decisivo, perché regala una vittoria importante al Vicenza, diretta concorrente per la salvezza, perché proprio sul bello azzoppa ancora una volta le speranza bianconere.

Fare il portiere in Romagna non è facile. Lo ha capito il Rimini, che a lungo ha rimpianto la partenza di Handanovic, lo sa bene il Ravenna, anch’esso alle prese con gli errori del neogiallorosso di Gennaio, Marruocco, lo vive sulla sua pelle il Cesena, che nel corso di questa stagione ha già schierato quattro portieri dal primo minuto.

Naturalmente la fiducia nei confronti di Artur è ancora tanta, visto che a parte l’errore, ha già mostrato di saper parare e muoversi con maggiore sicurezza dei suoi predecessori. Eppure un brivido, o forse qualcosa in più, sabato lo si è provato: le annate in cui sbagliano troppo spesso i portiere, sono quelle foriere dei peggiori risultati.

Vicenza-Cesena, le pagelle

17 febbraio 2008
Artur 5: Per 86’ è perfetto. Ha senso della posizione, si muove bene nelle uscite, infonde sicurezza ai compagni. Poi combina, sulla cosa più facile, il patatrac: agguanta al volo una sfera calciata nel mucchio a calcio d’angolo e la perde nel portarsela al petto.
Biserni 6: fa quello che può, cioè difende con ordine e senza sbavature nonostante si trovi di fronte una brutta bestia come Raimondi. (43′ st Djuric sv: andare a giocare a Vicenza con lui in panchina è come uscire con una ragazza con il portafogli a casa. Si parte sconfitti).
Biasi 6.5: che la salute lo sorregga, perché non fa rimpiangere Cardone. Sicuro e quasi perfetto, riesce a far valere tutta la propria esperienza per non far sbagliare nemmeno i compagni di reparto.

Ola 5.5: parte benino, poi rischia in un paio di occasioni di perdersi completamente per la sua maledetta mania di seguire solo la palla e mai l’uomo. Rimedia il cinquecentesimo infortunio muscolare dal suo arrivo a Cesena. (9′ st Doudou 6: non combina sciocchezze come il martedì precedente con il Grosseto e questo già basta).

Giovanni Vavassori in conferenza stampa post partita

Cortellini 5: se esiste un dio del calcio, è quello che verso la fine del primo tempo ha avuto pietà di questo Cesena ed ha fermato l’ex bresciano con un piccolo infortunio muscolare. (45′ pt Lauro 6: mette le cose a posto sulla corsia di sinistra. Difende bene anche se potrebbe fare qualcosa in più in chiave offensiva).
Vascak 5: disgustorama, per usare un’espressione del mitico professor Fontecedro. Le prime palle gol capitano tutte nei suoi piedi, e naturalmente le sbaglia. Nel secondo tempo si mimetizza con il terreno di gioco alla sinistra di Fortin e tocca non più di tre palloni.
Esposito 6: è uno che la palla la fa sanguinare, ma almeno è da battaglia. Viene dalla C e si vede: in mezzo a tanti, troppi, presuntuosi che tirano in dietro la gamba, lui lotta sempre.
De Feudis 6: è una relazione dimostrata. Quando Botta se ne sta il più lontano possibile, “il conte” rende positivamente. In una giornata del genere non ha ovviamente lo spunto, ma con Esposito si intende egregiamente.
Salvetti 6: il capitano ha ancora voglia di crescere e di lottare. E’ l’unico in questo momento con il fosforo in avanti, e se una azione è destinata a fare male, allora deve forzatamente passare dai suoi piedi.
Moscardelli 5: ancora una volta il bomber che tante volte ha salvato il Cesena si rivela decisivo in negativo, sparando su Fortin la palla di un possibile 1-1 che avrebbe fatto saltare le coronarie di tutti i tifosi bianconeri presenti al Menti.
Paponi 5: prova a combatte, a lottare, e si impegna. La grinta c’è, ma i risultati sono modesti. Il gioco del Cesena richiede sangue e battaglia, caratteristiche difficilmente in grado di esaltare le sue doti tecniche.