Cesena e Bologna, storie da derby
29 febbraio 2008Ci sono partite che non sono come le altre. Ci sono partite che inizi a sentirle una settimana prima. Ci sono partite nelle quali ti giochi la promozione, la salvezza, il primo posto, i play-out, insomma incontri da brivido. Niente di paragonabile con la normale routine di campionato.
E poi c’è Bologna-Cesena.
Che non è “una partita”, ma “la partita”, con l’articolo determinativo davanti, perchè è quella che conta davvero. Sì lo so, ci sono i cugini riminelli che d’inverno non vanno al mare e rosicano perchè vorrebbero che il derby fosse quello con loro. Ma quella è un’altra storia, comunque importante per Cesena, ma che nulla ha a che fare con la partita.
La partita è la Romagna contro l’Emilia, è la provincia contro la grande città, è l’orgoglio della propria terra contro l’arroganza di vorrebbe sempre dominare. Lo sappiamo tutti, con questi sentimenti ci si cresce. Si andava ancora alle elementari e già si sapeva che Bologna era merda. Quei colori poi, il rosso ed il blu, che vicini non potevano stare nemmeno nella scatola dei pennarelli, sono sempre stati fumo negli occhi. Sin dai tempi del calcio eroico, quello quasi senza tv, senza anticipi né posticipi, l’odio per la squadra della città felsinea ha fatto parte della cultura giovanile di ogni cesenate.
Capita allora che una nebbiosa sera di fine febbraio, qualche giorno prima di un Bologna-Cesena, ci si incontri al Centro Sociale delle Vigne per due chiacchiere con il nostro grande presidente Gep. Lui il Bronx l’ha fondato, lui gli anni d’oro del tifo bianconero li ha vissuti tutti in prima persona, e pochi meglio di lui potrebbero rievocare i ricordi delle sfide più infuocate.
Si parte dalla seconda promozione del Cesena in serie A, giunta nel 1981.
In quel periodo, anche se non saprei spiegare il perchè, dopo anni di scontri i rapporti con i bolognesi erano migliorati, tanto che talvolta venivano in trasferta con noi, come a Foggia. Era una specie di gemellaggio che aveva fatto P. Nell’ultima partita battemmo l’Atalanta e conquistammo la promozione in A. Andammo tutti in campo a fare festa, ed al ritorno in curva scoprimmo che erano scomparsi quattro o cinque striscioni. Ricordo “Uniti per Vincere” e “Black & White”, ma anche un altro paio. Nessuno di noi li aveva presi. Li rivedemmo l’anno successivo in alcune curve, e capimmo che erano stati i bolognesi che poi li avevano dati ad altre tifoserie. Arrivò anche l’ora della trasferta a Bologna, e decidemmo dunque di andare a riprenderci i nostri striscioni. Arrivammo alla stazione emiliana e ci incamminammo a piedi verso il Dall’Ara. Una volta sotto lo stadio incontrammo alcuni capi degli ultras bolognesi: P. scrollando vigorosamente M., uno dei leader dei Mods, gli chiede ripetutamente dove fossero gli striscioni rubati. “Non so niente, non so niente”, rispose M., quindi entrammo in curva San Luca per la partita. Al fischio finale di nuovo P. ci disse: “Ritorniamo sotto la loro curva, e questa volta gli striscioni ce li riprenderemo”. Saremo stati circa un migliaio, ma sotto l’Andrea Costa non c’era anima viva, i bolognesi erano tutti andati via. Ripartimmo in corteo verso la stazione, quando uno dal fondo ebbe la cattiva idea di accendere una torcia fumogena. Fu il pretesto per scatenare l’inferno: dalle strade laterali e da dietro spuntarono tantissime camionette della polizia ed iniziarono violente cariche. Il migliaio di cesenati si disperse per le vie di Bologna, picchiato dalla polizia e, chi si disperdeva verso il centro della città, vittima anche degli agguati dei bolognesi. Ricordo ancora un ragazzo che tentò di nascondersi sotto una macchina. La polizia lo tirò fuori da sotto per i capelli, quindi lo porto in caserma riempiendolo di botte. Venne rilasciato solo dopo aver firmato una dichiarazione in cui affermava di essere caduto dalle scale. Inizialmente non voleva saperne di firmare, ma seppero trovare le motivazioni giuste per fargli cambiare idea. Tornammo quindi a Cesena senza striscioni e quella sorta di gemellaggio finì in quel modo.
Eppure già prima di quegli anni i rapporti con i rossoblu erano stati parecchio tesi.
E’ vero. Un’altra partita passata alla storia fu una di Coppa Italia, se non ricordo male, disputata tra il 1975 ed il 1978. A fine partita i bolognesi presenti al Manuzzi spaccarono praticamente ogni cosa trovata nel loro cammino verso la stazione, e si presentarono anche sotto la gradinata per una serie di violenti scontri.
Ovviamente dopo la storia degli striscioni l’odio riprese a scorrere ancor più, se possibile, profondo.
Certo, e ricordo una partita disputata in cui successe una cosa davvero particolare. Prima del fischio d’inizio i bolognesi entrarono in campo con le loro bandiere, e dalla curva mare partì una lancio di oggetti che colpì qualche rossoblu. A fine gara, desiderosi di vendicarsi, i rossoblu sfondarono il portone della Mare e ce li ritrovammo in curva. C’erà un giovane bolognese che chiamavano tutti A., dal nome di un cartone animato, con un ferro con due catene alle cui estremità erano state saldate due biglie del flipper, quelle di acciaio. Sfortunatamente con quello strumento colpì il gigantesco Mi. in testa. Quando Mi. vide il sangue andò letteralmente via di testa: uscì dalla curva, sradicò una pianta dal piazzale nel vero senso della parola ed iniziò a caricare i bolognesi. Poi prese B., altro Mods, e iniziò insistentemente a chiedergli chi fosse stato a dargli quel colpo in testa. B. rispose che non lo sapeva, e Mi. Continuò a seguire i rossoblu fino alla stazione, e noi con lui. Salì addirittura sul treno speciale per Bologna, prima che partisse, per cercare in ogni scompartimento quello che l’aveva ferito: era incontenibile. Alla fine non lo trovò, perchè probabilmente era tornato a Bologna in macchina.
Ci sono stati momenti belli ed altri meno piacevoli, nella storia del derby.
Uno di quelli davvero bello fu la trasferta esodo degli 8mila in Curva San Luca. Perdemmo 2-1 anche se Rossi parò un rigore. Fu la volta in cui nacque il famoso coro contro Corioni, allora presidente del Bologna, perchè in settimana aveva rilasciato dichiarazioni a noi ostili. Sul fronte opposto ricordo un Cesena-Bologna in cui dalla Mare si alzò un “2 agosto festa nazionale” e con i bolognesi che in pochi minuti, preparando tutto in curva con le bombolette, risposero: “Ve la diamo noi a fine partita la festa nazionale”. E così fecero: passando dalla gradinata vennero fin dentro alla nostra curva, e volarono le botte. Si davano e naturalmente si prendevano anche. Quelli erano bei derby, in cui eri scortato dalla polizia, ma non controllato come adesso. Quando facevi il corteo per raggiungere lo stadio dove passavi chiudevano tutti i negozi, e ad ogni incrocio c’era un fuggi fuggi generale. Il nostro derby è storia con il Bologna, per questo è quello che sento di più come vero derby.