Archivio di dicembre 2007

Avellino-Cesena 3-1

17 dicembre 2007

Avellino, stadio Partenio, sabato 15 dicembre 2007, ore 16. Diciottesima giornata di camionato.

Avellino e Cesena a centrocampo prima del fischio d’inizio

 AVELLINO (4-4-1-1): Gragnaniello 6.5; Maietta 5, Corallo 6 (17′ st Quadri 6), Mengoni 7, De Angelis 6; Sestu 6.5, Di Cecco 6, Anastasi 5.5, Paonessa 6 (11′ st Carobe 6); Salgado 6, Pellicori 5.5 (41′ st Bracaletti 6.5). A disp.:Pantanelli, Sirignano, Baldazeddu, Kenesei. A disp.: Carboni.

CESENA (4-4-2): Sarti 4.5; Turati 5 (29′ st Biserni 6), Ola 6, Doudou 5, Lauro 5.5 (40′ st Ferretti sv); Vascak 6.5, Sacilotto 6, Botta 5.5, Cortellini 6 (5′ st Croce 6); Djuric 6, Moscardelli 5.5. A disp.: Rossini, Jidayi, Tonucci, Mezavilla. All.: Vavassori.

ARBITRO: Rosetti di Torino 6.

RETI: 3′ pt Cortellini, 10′ pt Sestu, 13′ st Salgado, 48′ st Bracaletti.

AMMONITI: Corallo, Di Cecco, Maietta, Anastasi, Vascak, Ola.

ESPULSO: 49′ st Doudou per doppia ammonizione.

NOTE: Freddo polare, terreno gelato, neve a bordo campo. Spettatori presenti 2937 (compresi 890 abbonati) per un incasso di 38.000 euro. Calci d’angolo: 8-4 per il Cesena, recupero: 3′ pt, 4′ st.

 AVELLINO. Vedere la luce e poi ripiombare nel baratro è il modo peggiore di perdere una partita dominata. Il Cesena cade male ad Avellino, al termine di un incontro nel quale anche il solo pareggio sarebbe andato stretto ai colori bianconeri. Eppure due incertezze difensive tra il 10′ ed il 13′, la prima delle quali dovuta ad un grave errore del portiere, sono state letali per i ragazzi di Vavassori. L’assalto della ripresa è stata vana, con le speranze romagnole che si sono infrante sul palo prima e sulla pessima mira di Moscardelli poi.

Avvio roboante. E dire che dopo soli tre minuti di gioco i sette tifosi bianconeri, perlopiù partiti da Roma e non da Cesena, già presenti nel settore ospiti del Partenio, hanno avuto un inatteso brivido d’orgoglio. Roberto Cortellini, nuovamente schierato come esterno di centrocampo, è stato bravissimo a battere dalla distanza ed a portare in vantaggio gli ospiti. La difesa irpina, guidata al centro dall’ex Mengoni, non certo un Cannavaro quindi, appare frastornate, con i bianconeri che scendono da tutte le parti ed arrivano con facilità al tiro. Proprio al termine di una di queste azioni Davide Moscardelli spara sulla rete la palla del possibile 0-2 che avrebbe messo al tappeto l’Avellino.
 
Errori imperdonabili. Da quel momento in poi è la fiera dell’errore per il Cesena. Prima Sarti sbaglia i tempi dell’uscita su Sestu trascinando anche Doudou nell’errore in occasione del pareggio campano, quindi Turati pensa già ai regali di Natale mentre Salgado gli salta in faccia completando, ancora una volta di testa, il ribaltone in soli 3′. E fino a questo punto sotto accusa ci sono i limiti di una difesa che Vavassori sembrava in qualche modo aver rimesso in sesto. A questi si aggiunge, per una volta, la giornata difficile degli attaccanti. Milan Djuric poco prima dell’intervallo centra il palo alla destra di Gragnaniello da pochi passi, mentre in piena zona Cesarini Moscardelli, solo davanti al portiere, scarica sull’estremo difensore irpino la più facile delle conclusioni. Nel mezzo tante altre conclusioni, tra cui una pericolosa punizione di Sacilotto che fa la barba al palo.
 
Pregi e limiti. Le speranze di sopravvivenza del Cesena continuano quindi a passare per il Manuzzi tutto è rimandato al delicatissimo scontro di sabato prossimo contro l’Avellino. Nell’attesa di recuperare Salvetti e poi, a gennaio, anche Nicola Campedelli, la conquista dei tre punti dovrà essere imperativa, nonostante i tanti limiti tecnici dei singoli. A partite da quelli di Alessio Sarti, che si conferma ottimo portiere di riserva ma non in grado di garantire continuità di risultati, passando per quelli dei difensori (censurabile l’espulsione di Doudou) e dei centrocampisti (Botta è troppo leggero e le ali incidono ancora poco). Il pregio invece è uno: Giovanni Vavassori, che sta rimediando ad errori, anche gravi, commessi da altri. Se il Cesena è ancora appeso al treno salvezza, per il momento il merito è del suo paziente e silenzioso, certosino lavoro.

Di ritorno da Avellino…

16 dicembre 2007

Ore 5:11 del 16 dicembre 2007. SIamo tornati da poco da Avellino, dopo un viaggio della speranza tutto sommato senza troppa neve. Dateci il tempo di dormire qualche ora e poi pubblicheremo i soliti servizi, tabellini, pagelle, commenti, foto e per questa occasione anche un racconto-diario della giornata.

 

Ad Avellino senza Salvetti

13 dicembre 2007

Vavassori dopo la partitella di ieri ha deciso di non convocare Emiliano Salvetti per la trasferta di Avellino. Salvetti aveva ripreso ad allenarsi solo da pochi giorni dopo l’ennesimo lungo stop, e sabato scenderà in campo con la formazione Primavera contro la Fiorentina.

Il Cesena partirà oggi pomeriggio per Roma, centro "La Borghesiana", dove rimarrà fino a domani sera, quindi partenza alla volta del capoluogo irpino.

Verso Avellino-Cesena

12 dicembre 2007

Una bella iniziativa a cui va il nostro totale appoggio… dal sito dell’US Avellino

CALCIO E SOLIDARIETA’: MORTI BIANCHE       

mercoledì 12 dicembre 2007 
In occasione dell’ultima gara interna del 2007, l’U.S. Avellino S.p.A. scenderà in campo anche per la solidarietà a sostegno della sicurezza sui luoghi di lavoro.

Su iniziativa del Presidente Marco Pugliese, comunicata anche alle varie associazioni sindacali di categoria, l’U.S. Avellino S.p.A. devolverà, al termine della gara AVELLINO-CESENA in programma sabato 15 dicembre con inizio alle ore 16 allo stadio Partenio di Avellino, un contributo economico alle famiglie irpine vittime di "morti bianche" nell’anno in corso e alle famiglie delle vittime del rogo alle accierie ThyssenKrupp di Torino.
 

Quello che Pellicori non dice…

12 dicembre 2007

Ha sparato a zero, Alessandro Pellicori, su Fabrizio Castori. Leggetevi il Corriere di oggi. Ne ha dette tante di cose sul nostro mister… tutte rigorosamente fuori bersaglio, e allora rinfreschiamogli un po’ la memoria…

 

Ecco quello che Pellicori non dice…

…che quella sera lui era in torto.

…che quelli che lui attacca (Magnani e Coghi) hanno solo fatto il loro dovere.

…che Castori non è stato scorretto con lui, ma il contrario.

…che anche con Iachini era finita più o meno allo stesso modo.

…che tanto onesto lui non sarà, visto quello che si è inventato quando è andato via da Avellino.

 

In altre parole, il mondo è fatto di persone dal cuore grande così (leggi Fabrizio Castori) e da altre col cervello piccolo così…

tanti saluti Alessandro

 

 

Milan Djuric (Милан Ђурић)

11 dicembre 2007

Intervista ripresa dal Corriere Romagna di lunedì 10 dicembre 2007

CESENA. Il bomber venuto dalla "città del sale". Perchè è questo il significato del nome di Tuzla, città dell’allora Repubblica Federale Socialista Jugoslava, che il 22 maggio 1990 diede i natali a Milan Djuric e da lì a pochi mesi venne martirizzata dalla ferocia croata (e dai marchi tedeschi, ndr) nella prima guerra dei Balcani. Ma Djuric, bosniaco di famiglia serba, allo scoppio delle ostilità era già sbarcato da qualche tempo in Italia.

 

Djuric, con i croati alle porte, rimanere a Tuzla era troppo pericoloso per una famiglia serba?

In effetti siamo riusciti ad evitare la guerra perchè siamo andati ad abitare a Pesaro già nel 1991, cioè un anno prima dello scoppio del conflitto. Ma mio padre aveva comunque altri progetti, e penso che saremmo partiti in ogni caso.

Quindi di fatto lei ha sempre vissuto in Italia?

Esatto, tanto che l’italiano è la mia unica lingua. A Pesaro ho iniziato a giocare a calcio, militando nell’Usav, una piccola società locale. Da lì sono poi stato osservato dalla Vis Pesaro che mi ha successivamente tesserato. Dopo il fallimento dei biancorossi sono finito a giocare negli Allievi Regionali del San Marino.

Come è avvenuto il passaggio in bianconero?

Mio padre Goran  giocava a calcio anche lui in Bosnia, e faceva come me la punta, nella locale Serie C, ed ha conosciuto Davor Jozic, il quale è venuto un paio di volte a vedermi. Lo scorso anno quindi sono sbarcato a Cesena, giocando negli Allievi Nazionali per poi passare, all’inizio di questa stagione, in Primavera, dove ho già realizzato quattro gol.

E l’esordio in B?

E’ arrivato a Mantova: sono entrato in campo alla mia prima convocazione, è stato davvero emozionante. Però quella era una situazione di emergenza. In seguito Vavassori mi ha dato fiducia sia nella ripresa con il Lecce che sabato scorso con il Frosinone dal primo minuto: per questa mia prima da titolare lo ringrazio tantissimo.

Come si è ambientato a Cesena?

Molto bene, quest’anno finalmente ho preso anche casa: abito a Palazzo Ghini con due ragazzi delle giovanili. Fino alla scorsa stagione facevo il pendolare tutti i giorni, e la cosa era piuttosto stressante. Adesso posso concentrarmi meglio anche sulla scuola: frequento il quarto anno all’Istituto per Geometri, ed il mio obiettivo è quello di arrivare a prendere il diploma. In generale poi mi trovo benissimo anche con tutti i miei compagni, anche se quelli con cui ho legato maggiormente sono i pesaresi come me, cioè Fattori e Tonucci.

Il gol al Frosinone cosa ha rappresentato per lei?

Sicuramente un’emozione. L’ho voluto dedicare alla mia famiglia, a mio padre Goran, mia madre Biljana e mio fratello Marco, che gioca anche lui nel Cesena, perchè mi sono sempre stati vicini. Anche sabato erano in tribuna. In particolare mio padre, in virtù della sua esperienza da attaccante, mi ha sempre dato tanti consigli per migliorarmi.

Un pensierino alla nazionale italiana l’ha già fatto?

Quando avevo dodici anni ho già partecipato ad un raduno nazionale, ai tempi dell’Usav Pesaro, quindi ho ricevuto lo scorso anno anche una convocazione per una rappresentativa giovanile. Non ho potuto rispondere a quest’ultima chiamata perchè non ho la cittadinanza italiana. Ho solo il passaporto bosniaco.

Ha pensato di fare richiesta per averlo?

Fino a quel momento la mia famiglia non aveva mai avuto l’esigenza di prendere la cittadinanza italiana, ma adesso ci siamo già attivati. Nel mio caso i tempi potrebbero essere un po’ lunghi perchè essendo minorenne la cittadinanza la deve prendere prima mio padre e poi toccherà anche a me. Ma è solo questione di tempo.

Cesena-Frosinone, le curve

9 dicembre 2007

I tifosi ciociari, al contrario di come si presentano in casa, appaiono senza colore e senza voce. Non si sono mai sentiti se non al termine della gara quando hanno fischiato la prestazione della loro squadra.

Ultras del Frosinone in Curva Ferrovia a Cesena

Finalmente. Finalmente la vittoria. Una Curva Mare a incitare la squadra dall’inizio alla fine, due sciarpate degne di nota al suono di "Romagna e Sangiovese" e    "Romagna mia". Una grande emozione che al popolo bianconero di Romagna mancava da troppo tempo e che per questo ha reso la giornata di ieri una giornata speciale per tutti. Una Curva Mare che ieri ha fatto come e più del solito il suo lavoro e che finalmente è stata ricompensata.

La Curva Mare del Cesena contro il Frosinone

La prima di Vava e Igor

9 dicembre 2007

CESENA. I protagonisti di questa prima vittoria stagionale del Cesena sono due: il tecnico Giovanni Vavassori ed il presidente Igor Campedelli. Il neo numero uno bianconero, al termine dell’incontro, ha dichiarato di aver trascorso subito dopo il 3-0 di Ferretti i “dieci minuti più belli della mia carriera sportiva”. Dichiarazione roboante, ma nemmeno troppo, visto che Campedelli ha preso una barca che stava affondando più e meglio del Titanic e con tanta buona volontà ha iniziato un paziente lavoro di recupero e di chiusura delle mille falle. Così se fino a sabato mattina il finale di campionato del Cesena sembrava destinato a coincidere con quello del film con Di Caprio e la Winslet, ora anche il più ingenuo degli spettatori sa che può attendersi ancora di tutto dal proseguo delle trasmissioni.

L’altro protagonista è Vavassori. Prima di tutto perchè, pur tra mille difficoltà ed assenze, ha sbagliato formazione. Continuando a dar fiducia a Mezavilla che ha già mostrato a Trieste di non meritarla, tenendo in campo ancora un Botta a corto di fiato e di idee pur di non inserire Sacilotto. Poi perchè, almeno nell’errore più grave, ha avuto la forza e l’umiltà di correggersi. Ed infine per i due giovani gettati nella mischia, Djuric e Jidayi, che grazie alla verve dovuta alla giovane età, hanno sicuramente offerto di più di giocatori più esperti ma bolliti, come appunto Mezavilla e Piccoli. A vederla da fuori, una situazione del genere, potrebbe risultare quasi ovvia da decifrare. Invece chiunque abbia giocato a calcio sa che ogni spogliatoio ha i suoi equilibri. Vavassori ha fatto probabilmente bene ad entrare in punta di piedi ed solo successivamente, un volta conquistata la fiducia di tutti, far capire chi comanda.

Il minuto che non c’è

9 dicembre 2007

Tra giocatori che entrano in campo con magliette a scopo benefico, sciarpe che promuovo una raccolta fondi, chiacchiere sul terzo tempo ed ipocrisie varie, il calcio ieri non ha perso l’occasione per l’ennesima figura meschina. Meschina come i dirigenti che lo governano.

Succede che in settimana a Torino muoiono quattro operai in un’acciaieria, travolti da una colata di fuoco, sotto lo sguardo impotente dei colleghi. Succede che questa è solo la punta di un iceberg che in Italia porta ogni giorno QUATTRO (4!!!) persone come noi, che lavorano, a morire sul posto di lavoro. Facendo due conti sono più di 1200 i morti sul lavoro in Italia ogni anno.

Cesena e Frosinone prima del calcio d’inizio

Ieri, prima di Cesena-Frosinone, non c’è stato nessun minuto di silenzio. Queste quattro morti di Torino, in rappresentanza di un giorno qualsiasi di vita italiana, non sono state ricordate in nessun modo, perchè contano meno di altre morti.

Queste quattro morti non portano voti a nessun partito, quindi non interessano.

Il calcio per noi è parte della vita, delle nostre vite, e tutto questo non lo vogliamo accettare.

AGGIORNAMENTO DI DOMENICA 9 DICEMBRE ORE 15: a Torino, dove si giocava Juventus-Atalanta, ed a Milano, dove era in programma Inter-Torino, il minuto di silenzio, su rischiesta delle società torinesi, è stato osservato.

Cesena-Frosinone, le pagelle

8 dicembre 2007

Sarti 6.5: entusiasmanti i suoi interventi su Lodi e Cariello in avvio di gara prima, quindi si regala un pomeriggio di ordinaria amministrazione, anche se trova comunque il modo di sbagliare i tempi in qualche uscita facendo correre brividi freddi a Vavassori. Si salva lui, si salva il Cesena.

Turati 6: giornata tutto sommato priva di patemi per l’ex veronese, che come al solito non brilla in velocità nel recupero della posizione dopo le sue frequenti sgroppate in avanti. Però la fascia destra è sigillata.

Doudou 6.5: si potrebbe considerare il miglior acquisto di Vavassori. Dopo un avvio di stagione segnato da troppi problemi fisici, sta dimostrando di essere tornato quel giocatore che fino a dodici mesi fa giocava in serie A con il Torino. Sbaglia nel primo tempo un’uscita al limite dell’area, poi per il resto è perfetto.

Ola 6: non fa danni, è tanto basta ad un Cesena che non è certo in cerca di eroi quanto di onesti operai. E’ vero che Evacuo e Martini sono praticamente inesistenti, ma il gigante ghanese per una volta non fa nulla per complicarsi da solo la vita.

Lauro 6: ritorna titolare come terzino sinistro, ruolo certamente non suo, ed ha il merito di non far rimpiangere Roberto Cortellini. Riesce ad unire spinta e copertura sulla corsia mancina: completa il quartetto difensivo per una volta insolitamente felice di aver chiuso la partita senza essersi arreso nemmeno una volta.

Croce 6.5: finalmente il Croce che a Cesena aveva sempre impressionato ogni qualvolta si era presentato con le maglie di Arezzo e Pescara. Presenta ancora evidenti limiti nel saltare l’uomo, ma almeno dimostra di avere brio e freschezza nel produrre suggerimenti ed assist per le punte bianconere. Pregevole la giocata che, dopo l’uno-due con Fattori, manda in porta Ferretti per il definitivo 3-0.

De Feudis 6: il capitano non molla mai. Ormai è storia vecchia: senza Salvetti al fianco è tutto terribilmente più difficile. Con Botta al fianco è ancora tutto più difficile ancora. Eppure “il conte” non perde mai la bussola, combattendo su ogni palla che transita nel suo settore e provando, di tanto in tanto, anche la sortita offensiva, pur senza troppa fiducia.

Mezavilla 2: la cosa positiva è che Vavassori fa quello che Castori non avrebbe mai fatto: ammette di aver sbagliato formazione iniziale e dopo solo mezz’ora toglie il brasiliano, dando il via ad una nuova partita per il Cesena. La cosa negativa è che Vavassori abbia avuto bisogno di un’altra mezz’ora per capire che Mezavilla non è un giocatore da serie B. Quando esce Mezavilla entra il Cesena. (29′ pt Jidayi 7: ecco un vero tornante. Se Mezavilla è stata una scommessa persa di Castori, Jidayi è una scommessa vinta dall’allenatore marchigiano, che per primo, nel corso di questa stagione, ha provato il giovane difensore ravennate nel ruolo di esterno di centrocampo. Difende, contrasta ed addirittura fa il terzo d’attacco in fase offensiva: in una parola il suo ingresso è decisivo).

Botta 5.5: la sua presenza in campo continua ad essere un mistero. Un po’ di riposo non gli farebbe male. Colpisce la parte superiore della traversa su punizione.

Djuric 7: tipo tosto, questo bosniaco di Tuzla. Prende falli e picchia tantissimo, offre mille sponde e ricorda Bernacci, di testa è fortissimo, paga solo qualcosa quando si muove negli spazi. Segna un gol non difficilissimo ma che premia una prestazione stellare. (35′ st Fattori sv: entra nell’azione del 3-0. Per uno che fino ad un mese fa era fuori rosa, è giù un successo).

Moscardelli 8: il Cesena si riassume in lui. Come al solito è il primo a sbattersi, è il più pericoloso, dà l’impressione di poter giocare solo contro tutti. Quando è minimamente supportato dai compagni come contro il Frosinone è in gradi di fare sfracelli. (32′ st Ferretti 6.5: dopo due prestazioni decisamente sottotono, Vavassori gli regala un quarto d’ora di gioco per concedere la standing ovation a Moscardelli. Trova la seconda rete stagionale dopo il rigore di Ascoli).